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TEGGIANO

Festa al Castello: cultura e memoria

di Pasquale Martucci

 

La Corte in Festa – Natale al Castello, Teggiano (SA), dal 7 al 9 dicembre 2018, alla Corte dei Principi Sanseverino. Ti immergi in storie di Principi, Conti, Baroni e Viceré che rivivono nel Castello Macchiaroli di Teggiano, vanto dell’illustre casata Sanseverino. La visita al Castello di Teggiano rappresenta una esperienza importante, per rendere fruibile la storia e la cultura di questa terra. Un modo di sentire e vivere il Cilento e il Vallo di Diano, una terra antica che intorno a palazzi, chiese e centri storici ha costruito e trasmesso memoria ai posteri. Dal V secolo Teggiano si chiamò Dianum, poi Diano, da cui prese il nome l’omonima pianura. Il massimo splendore si raggiunse nel periodo del dominio Sanseverino: nel 1485 tra le mura del suo castello fu tramata la famosa Congiura dei Baroni, ordita da Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, contro Ferrante I° d’Aragona, Re di Napoli. Teggiano, dunque, è il luogo dei Sanseverino, del principe Antonello che volle sposare una principessa, Costanza da Montefeltro (festeggiata a ferragosto dai teggianesi con solenni iniziative), che osò sfidare gli aragonesi, i re di Napoli, che li blandì e congiurò contro di loro, e li combatté, che li fece giungere in queste terre e resistette al loro assedio, che trattò una pace non troppo disonorevole. Teggiano è il loro Castello, oggi Macchiaroli, un posto inerpicato su una collinetta che domina il Diano. Quel castello è in parte fruibile ai visitatori, in parte appannaggio dei Macchiaroli che lo utilizzano come loro aggrada. Ma la zona visitabile per i turisti ti permette di vivere il passato, di rievocare antiche gesta di una famiglia, i Sanseverino, che volle guardare lontano. Nel quattrocento erano importanti per il luogo, erano i nobili che nobilitavano la zona e rendevano il Diano ricco e famoso.
E se osservi quei cunicoli del castello, imprimi nella tua mente immagini e scene di vita passata, ti pare sentire rumore di armigeri che lesti vanno ai bastioni, di grida degli assediati e urla degli assalitori, scintille di ferraglia che urta altri ferri, schizzi di sangue e pianti di dolore per difendere l’onore del loro signore.
Ma oggi quel castello ospita strumenti di torture, gogne e cinture di castità, il medioevo e tutte le sue “affascinanti” brutture. Ma anche giochi antichi che dilettavano nobili e loro rampolli, e poi bellissimi vestiti e vestigia di principesse e principi, di antichi lignaggi e fasti e bellezze passate. C’è altro, ci sono costumi d’epoca indossati da figuranti che posano dinanzi ai turisti per dilettarne la giornata. E turisti, che estasiati cliccano su telefoni e macchine fotografiche per portare a casa i ricordi, ascoltano e sentono espressioni di epoche antiche e di fatti passati. Questo è il castello Macchiaroli che offre ai visitatori l’artigianato tipico e i prodotti biologici di questa vasta area. Questo è il modo di vivere esperienze in grado di coniugare storia, passato, immagini e fantasie, proiezioni oniriche e tuffi nella cultura.
Ovvero, come il presente fa i conti con la sua storia antica, violenta, frutto di soprusi, ma pur sempre ricordi di un passato che ritorna sui bastioni di un palazzo che vuole gridarti: non si può fare a meno dei ricordi e della memoria, qualunque essa sia, non si può fare a meno del nostro passato che ha fondato la nostra vita e la nostra esistenza!

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