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LETTERA APERTA DEGLI OPERATORI DELL’INFANZIA

È stata scritta una lettera/appello da Mauro Mariotti e Paolo Siani.
Aderisco pubblicando il documento, sottoscritto e condiviso da moltissimi studiosi ed esperti di discipline psicologiche e socio-sanitarie, ed apparso lo scorso 3 agosto sul quotidiano “La Repubblica”.

Che cosa è successo a Bibbiano e soprattutto che cosa succede in ogni casa famiglia o famiglia affidataria o residenza che sia? In un sistema complesso come quello dell’adozione e dell’affido è naturale che ci siano eccellenze ed  errori. La eccellenza si trova in quei luoghi in cui l’operatore ha diritto ad una costante supervisione e la famiglia è ascoltata costantemente. La mostruosità si trova dove gli operatori agiscono per proprio interesse personale, dove i bambini vengono tolti a genitori che crescono i figli senza essere fonte di pericolo reale per loro. 
Dal 2000 il figlicidio ha coinvolto 447 vittime (fonte Eures). 
Ma i dati dell’infanzia sono più rilevanti. Il 3% dei minori di 18 anni  ha un handicap grave. Il 7% dei bambini ha problemi psichiatrici di varia natura. Il 10% dei bambini ha problemi di sviluppo neuropsicologico che si manifestano con disturbi nell’apprendimento e conseguenze nella socializzazione.  Almeno un altro 10% ha problemi sociali.
Un tempo in Italia per loro c’erano Istituzioni totalizzanti con  migliaia di bambini.  A metà degli anni 70 una vera riforma  superò queste istituzioni per ridare alle famiglie il compito educativo che era stato loro tolto. Così siamo arrivati ad oggi con l’integrazione e l’inserimento dei bambini nella scuola di tutti proprio grazie ad affidamento familiare, case famiglia, centri cura. Queste istituzioni oggi seguono regole ben precise dettate dalla legge 149 del 2001. All’articolo 1 la legge afferma: il minore ha il diritto di crescere, essere educato nell’ambito della propria famiglia. 
Prima di allontanare si deve supportare la famiglia;  provvedere  a brevi periodi di affidamento che prevedano il reingresso in famiglia; se non si può, inserire il minore in una comunità familiare; se non si trovano famiglie o comunità disponibili, si deve usare un istituto vicino casa (vietato comunque  per i minori di 6 anni). L’affido può avere durata massima di 24 mesi  ed è prorogabile solo su giudizio del Tribunale dei Minori. Soltanto in caso di non documentata recuperabilità della famiglia e di abbandono del minore, si procede alla adottabilità. La procedura per l’adozione prevede l’obbligo di avvisare la famiglia di origine ed il suo diritto a nominare un difensore di  fiducia e richiedere una consulenza tecnica d’ufficio. Oggi sappiamo che  fuori dalla famiglia di origine vivono 26.420 minori, quasi uno su mille minori (Quaderni della ricerca sociale n.40. A cura del Ministro del lavoro. 2014), di cui 14.020 in affidamento familiare, 12.400  in servizi residenziali. 
Da queste premesse risulta come il problema sia vasto e di sistema. Provvedere ai bisogni di migliaia di minori che si ritrovano a crescere fuori famiglia per almeno un periodo di tempo è cosa molto complessa. Ad occuparsene ci sono gli operatori sociali e sanitari dell’infanzia, dotati di risorse economiche e di personale sempre più ridotto e abbandonati dalla politica che si ricorda di loro solo ad ogni odore di scandalo, pronta a condannare prima che si celebrino i processi e rapida ad assolvere se stessa.  
I professionisti dell’infanzia accolgono di buon grado una commissione di inchiesta che miri ad eliminare mostruosità e promuovere le eccellenze sul campo. Se invece  il compito è  negare il problema dell’infanzia e tornare al medio evo e alle istituzioni totali che il lavoro di tanti anni ha permesso di cancellare; se lo scopo è rinviare una legge per l’infanzia che tuteli i bambini e aiuti le famiglie, che sviluppi seri programmi di prevenzione e di cura anche sul maltrattamento e sull’abuso, che doti  i servizi dissanguati delle risorse necessarie ai bambini; se così fosse allora i professionisti dell’infanzia sono contrari alla solita commissione fatta per affossare i problemi e continueranno a denunciare sui giornali lo stato di abbandono in cui i bambini e la loro cura sono lasciati ogni giorno.  

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