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Sapri: la Rievocazione di Pisacane

di Pasquale Martucci

 

Sapri è conosciuta, al di là della splendida collocazione geografica nel Golfo di Policastro all’estremo sud della Campania, per la spedizione di Carlo Pisacane, dal 25 giugno al 1 luglio 1857, e per i delicati versi della poesia: “La spigolatrice di Sapri” del poeta risorgimentale Luigi Mercantini. La città ripropone ogni anno nel mese di agosto l’appuntamento con la rievocazione storica dello sbarco dei trecento, come evento clou delle estati sapresi.

I fatti sono sui libri di storia.  Il 25 giugno 1857, a Genova, Pisacane s’imbarcò con altri ventiquattro uomini, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, sul piroscafo di linea “Cagliari”, diretto a Tunisi. Pisacane,che attendeva aiuti, non ricevendo le armi e i rinforzi necessari, preferì continuare senza cambiare i suoi propositi. Impadronitosi della nave durante la notte, con la complicità di due macchinisti inglesi, si diresse a Ponza dove, il 26 giugno, sventolando il tricolore, riuscì agevolmente a liberare 323 detenuti aggregandoli quasi tutti alla spedizione: poche decine incarcerati per reati politici, la stragrande maggioranza costituita da delinquenti comuni. Il 28, il Cagliari ripartì per sbarcare a Sapri, senza tuttavia trovare quelle masse rivoltose che Pisacane attendeva. Anzi i contadini colpirono proprio i liberatori, istigati dalle autorità borboniche che annunciavano lo sbarco di una banda di ergastolani e delinquenti comuni evasi dall’isola di Ponza. Il 1º luglio, i trecento ebbero un duro scontro con i Borbone e persero la metà degli uomini. Il 2 a Sanza furono circondati e attaccati dai contadini. Ferito, Pisacane si uccise con un colpo di pistola, mentre gli altri, tra cui Giovanni Nicotra, vennero catturati e consegnati ai gendarmi, che li processarono davanti al Tribunale Militare di Salerno.

Dunque, questi fatti tristi e drammatici, iscritti e mitizzati tra i moti risorgimentali, sono rievocati a Sapri e arricchiti da una serie di manifestazioni artistiche, culturali e legate a momenti di spettacolo. Il “Centro di Documentazione Carlo Pisacane”, che si avvale del concorso di storici e l’adesione di ben dodici Università italiane, raccoglie tutta una serie di pubblicazioni e testimonianze sul periodo rinascimentale, arricchendo la biblioteca comunale “Biagio Mercadante”. E’ stato poi istituito il “Premio Internazionale Carlo Pisacane”, assegnato all’opera che più esalta i valori democratici e si distingue nel panorama storico-letterario.

Pisacane è stato considerato negli ultimi anni un personaggio molto controverso, dopo che in precedenza era un eroe indiscusso: alcuni storici lo hanno inquadrato come idealista e socialista, che aveva idee più avanzate del tempo in cui viveva ma che erroneamente confidava in una sollevazione popolare da parte delle genti oppresse; altri lo hanno accusato di alcune nefandezze, compiute dai suoi uomini considerati poco raccomandabili, che hanno mitigato la stessa immagine eroica del “capitano dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro”. Al contrario di Mazzini, Pisacane pensava infatti che per arrivare ad una rivoluzione patriottica unitaria e nazionale occorresse prima risolvere la questione contadina, quella della riforma agraria. Come lasciò scritto nel suo testamento politico: «Le idee nascono dai fatti e non questi da quelle, ed il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma sarà ben tosto istrutto quando sarà libero». Pisacane infine aggiunse che quand’anche la rivolta fosse fallita «ogni mia ricompensa io la troverò nel fondo della mia coscienza e nell’animo di questi cari e generosi amici … che se il nostro sacrificio non apporta alcun bene all’Italia, sarà almeno una gloria per essa aver prodotto figli che vollero immolarsi al suo avvenire.» (1)

Nella Spedizione, fece prevalere il bisogno di rivoluzione, anche se le masse popolari non erano pronte e certamente la loro ignoranza le rendeva manipolabili. A Sanza, dove finisce la rivoluzione, la popolazione in solenne processione ringraziò i propri Santi per essere riusciti a respingere i pericolosi sovversivi, capitanati da Pisacane.

Sapri non dimentica il capitano dai capelli d’oro e lo considera tra i Padri nobili della città. Nei primi anni novanta, si è tenuto un lungo “Processo alla Storia”, riproposto in varie edizioni della Rievocazione, per valutare il grado di coinvolgimento delle popolazioni locali nell’ostacolare il progetto di Pisacane. Molti documenti storici si sono sovrapposti; si sono richiesti supplementi di indagine; dibattiti accorati si sono succeduti; si è disputato sulla stampa locale e nazionale: tutto ciò per cercare di scrivere una verità. Il livello del dibattito è risultato, comunque, molto elevato.

Volendo entrare nella Rievocazione dell’evento, si può rilevare che circa 350 sono i figuranti (almeno quelli dell’ultima edizione) che in abiti d’epoca danno il via al corteo storico tra le strade della città intorno alle 18:00. Dopo un’ora di sfilata, si giunge in Largo Trecento, il punto d’approdo della nave di Pisacane, dove è deposta una corona d’alloro e celebrata la funzione religiosa. Lo sbarco sulla spiaggia avviene di sera verso le 22:00, in località Brizzi: in quello spettacolare panorama, nella splendida baia saprese, si dipana una scenografia che varia di anno in anno per riproporre una manifestazione certamente volano per lo sviluppo di questa splendida città.

Seguendo alcuni indicatori utilizzati per lo studio delle feste, posso concludere che la “Rievocazione di Pisacane” è un evento da riproporre ogni anno perché rivaluta il passato e lo rende fruibile anche alle più giovani generazioni. (2)

Nel caso del “Processo alla storia”, l’organizzazione ha proposto idee e confronti che hanno travalicato i confini territoriali, con ottimi contenuti culturali ed elevata partecipazione del pubblico. Anche la sfilata in abiti d’epoca pone in essere una partecipazione attiva ed una rappresentazione scenica di grande rilievo. Dunque, una manifestazione che rappresenta la storia di un territorio che non comprese allora la valenza di quella ribellione, ma che deve far maturare oggi la consapevolezza dell’importanza dei fatti che segnano una parte della nostra cultura e della nostra vita. E quei fatti devono essere noti per mantenere viva la memoria storica.

 

Note:

  1. C. Pisacane, 1894, “Saggio sulla rivoluzione”, Universale Economica, Milano 1956.
  2. Il lavoro è in: P. Martucci, “Le feste ritrovate. Uno studio sociologico sulle feste religiose nel territorio del Cilento e del Vallo di Diano”, Il Postiglione, A. XIII N. 14 – giugno 2001, pp.211-239. Gli indicatori utilizzati sono stati: 1- Rilevanza dell’evento; 2- Organizzazione; 3- Partecipazione attiva; 4- Partecipazione passiva; 5- Contenuti culturali; 6- Rappresentazione scenica; 7- Comportamenti rituali; 8- Funzioni rituali; 9- Rilievo economico; 10- Condivisione ed adesione.

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