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Il castello di Rocca

 

Le prime notizie su Rocca Cilento (da rocca, roccia, fortezza su un monte; XI secolo: cittadella; dal XIV secolo assunse il nome di Cilento, con la scomparsa di Castellum Cilenti) si trovano in un manoscritto del 1110, in cui è riportata la decisione di Guglielmo Sanseverino di spostare la sede della Baronia di Cilento dal monte della Stella, ovvero dal luogo che ha dato origine al toponimo Cilento (da “Actus Cilenti”, distretto amministrativo longobardo). Molti storici, riferendosi al monte della Stella, su cui furono rinvenuti i resti di antiche mura, hanno parlato di una presunta città (il barone Antonini la chiamava Petilia, altri storici negli anni a seguire hanno confutato le sue tesi), precedente l’anno mille. Forse si chiamava Lucania fino al 1008 e Cilenti o Castellum Cilenti dal 1031: avrebbe dato il suo nome al Gastaldato di Lucania, alla Baronia di Cilento ed alla zona molto più ampia oggi Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Dalle parti dell’area oggi territorio del Cilento antico, ci fu dunque un centro con due poli forti: da un lato il monte della Stella e dall’altra il Castello di Rocca. Quest’ultimo prese il posto dell’antica fortezza e, a partire dal XII secolo, diventò il centro politico e militare della Baronia, feudo dei Sanseverino, che la detennero fino alla metà del cinquecento.

In un documento del 1119, Rocca risultava essere nella cinta del Castello dei Sanseverino e, nel 1185, figurava come castrum, cioè abitato fortificato. I Sanseverino lo utilizzavano come residenza e ufficio per esercitare l’attività giudiziaria e amministrativa. Il castello era un baluardo imprendibile, tanto che alla fine del duecento, nei tredici anni della guerra del Vespro, nonostante la devastazione dell’intero territorio circostante, la rocca difensiva non capitolò.

Per la sua posizione geografica quel luogo incominciò ad assumere un ruolo sempre più importante tra i paesi circostanti, anche grazie alle vie di transito che consentivano di comunicare con altri contesti e intrattenere relazioni di scambio. Per Kalby, le strade di penetrazione che dalla costa portavano alle zone interne erano segnate dalla presenza dell’Alento, che ebbe tanta parte nell’indicazione di queste terre e nella centralità rispetto alla parte antica, storica, di questa regione.

Da qui si avvertiva anche la presenza dell’antica via di Strabone in direzione Elea: partendo da Poseidonia, attraversando la pianura a sud fino ad Eredita e all’altezza di monte Cicerale si inseriva nel corso dell’Alento. Dunque, da un lato verso l’interno e dall’altro verso il mare, utilizzando il greto del fiume durante la secca per larga parte dell’anno.

E’ un dato significativo la presenza di questo castello, per la possibilità di tenere sotto osservazione il territorio: l’uomo si muove su quest’area avendo la consapevolezza della presenza del castello. La fortezza, infatti, permetteva alla zona di poter svolgere la funzione di organizzare il lavoro della terra, che era essenziale per la comunità, in maniera pacifica e senza la paura di essere attaccati dalle forze esterne.

La Baronia di Cilento disponeva di molti casali: Carusi, Lustra, Copersito, Laureana, Rutino, Torchiara, Melito, Puglisi, Prignano, Finocchito, Monte, Cicerale, Montecorice, Zoppi, Ortodonico, Montanaro, Fornelli, Cosentini, Capograssi, Santo Teodoro, Serramezzana, Santo Mauro, Cannicchio, Galdo, Celso, Pollica, Casalicchio, Acquavella, Porcili, Guarrazzano, San Giovanni, Omignano, Santa Lucia, Sessa, Valle, Castagneta, San Mango, Casigliano, Camella, Perdifumo, Vatolla, Matonti, San Martino.

In seguito alla Congiura dei Baroni contro gli aragonesi, il potere dei Sanseverino cominciò a vacillare; nel 1552 Ferrante di Marsico, dopo la ribellione a Carlo V, dovette rinunciare a tutti i suoi feudi, compresa la Baronia di Cilento. I territori furono espropriati e divisi in tanti piccoli possedimenti, che passarono di mano in mano. Da quella data, questa fu la sorte di questo come degli altri paesi cilentani, passando attraverso diverse famiglie di feudatari che ne segneranno il definitivo declino. Rocca fu aggregata al comune di Lustra nel 1861.

Il castello di Rocca Cilento risale probabilmente alla fine del secolo IX, quando il Gastaldato della Lucania cominciò a suddividersi in contee e signorie, date in vassallaggio a membri della dinastia longobarda salernitana. Questo periodo è segnato dal fenomeno dello stringersi intorno al castello per le ondate di invasioni perlopiù ungare e saracene. Il maniero diventa proprietà della famiglia Sanseverino alla fine dell’ XI secolo e resterà di loro proprietà, pur se fra alterne vicende, per oltre quattro secoli.

Il castello, passando da una dominazione all’altra, è trasformato a seconda delle esigenze del momento: abbassamento delle torri, apertura delle finestre, stucchi negli interni. Si tratta di una classica fortezza medievale, dalle cui torri si domina la valle dell’Alento: è un complesso molto articolato, ad una quota di 630 metri, a pianta pentagonale allungata in direzione nord-sud. La struttura attuale è circondata da una cinta muraria di origine angioina, che presenta torri circolari sul lato esposto a sud-ovest. Lo stretto passaggio di ingresso era un accorgimento difensivo normanno per evitare che gli assalitori potessero abbattere il portone con l’ariete. All’esterno, un fossato costeggia per un tratto limitato le mura. La struttura, di origine longobarda, mostra i segni degli interventi angioini, mentre rari sono quelli apportati in epoca normanna e sveva.

Negli anni sessanta il castello fu acquistato dallo storico Ruggero Moscati (1908-1981), in quanto luogo simbolico del Cilento e crocevia delle varie civiltà che si sono succedute nel tempo. Sotto la sua gestione il castello divenne luogo di incontro di studiosi e sede di convegni.

Dopo la sua morte, la struttura ha conosciuto il degrado e l’abbandono.

Di recente, la famiglia Sgueglia ha dato inizio un profondo lavoro di restauro, tuttora in corso, finalizzato a dare nuova vita all’antica fortezza che tanta parte ha avuto nella storia di questa terra.

 

Riferimenti bibliografici

P. Cantalupo, A. La Greca, 1989, “Storia delle terre del Cilento Antico” voll.2, Ed. Centro di Promozione Culturale per il Cilento; Luigi G. Kalby, “Lustra e Rocca Cilento”, Il Follaro n. 3/1993; Sito ufficiale del Comune di Lustra: http://www.comune.lustra.sa.it/.

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