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Un popolo di persone normali e di tutte le età, accomunati dalla lotta ai populismi, sfidano con partecipazione civile e coscienza critica la retorica della comunicazione vuota. Le Sardine manifestano senza insulti e senza violenza.

 

Il loro ruolo è quello di essere un anticorpo alle derive che si avvertono in politica, alle chiusure e all’assenza di un dibattito sui diritti, sostiene Mattia Santori che, insieme a Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa, ha organizzato la prima manifestazione di Bologna (14 novembre 2019) ed ha dato l’avvio al movimento spontaneo delle Sardine, così chiamate perché l’auspicio iniziale era di essere in tanti, così tanti da stare “stretti come sardine”.

Le sardine, poi, sono quei pesci “piccoli e indifesi” che, spostandosi insieme, creano una massa forte e compatta, proprio come le persone che insieme valgono più di “un uomo solo al comando”.

L’intento è di contare, partecipare, discutere ed esprimere liberamente le proprie opinioni, proprio come accadeva nell’agorà, lo spazio pubblico (in greco antico  ἀγορά, da ἀγείρω = raccolgo, raduno) e quindi “assemblea di cittadini”, il luogo delle poleis greche, dove l’assemblea si riuniva per ascoltare le deliberazioni e stabilire piani d’azione: si trattava del centro materiale, del fulcro delle attività politiche, commerciali, culturali, sociali e religiose. E’ la nostra moderna piazza, un’area libera che ha la funzione di facilitare il movimento e il ritrovo dei cittadini, costituendo il centro della vita, dove si ritrova il popolo che si contrappone, proprio in quel luogo, ai governanti e a chi detiene il potere. Non a caso, è proprio negli spazi ampi e nelle piazze che si sono sempre ritrovate le manifestazioni di protesta, dando vita ad azioni volte a pretendere spazi di democrazia e di rivendicazione. E’ il luogo per eccellenza della socializzazione.

Sorto a Bologna e dopo molti appuntamenti in tutt’Italia, questo movimento spontaneo, che si autoconvoca in brevissimo tempo attraverso social e passa parola, sta dando una lezione a tutti coloro che pensano di arrivare al potere, senza incidere sul miglioramento delle condizioni di vita democratica: a dicembre ci sarà la fine della prima fase delle rivendicazioni di un esserci nella società.

Le Sardine di oggi sono tantissime ed occupano piazze eterogenee che raccolgono qualsiasi fascia d’età: è la riappropriazione della cosa pubblica, la partecipazione alle scelte del Paese.

I leaders, che ora stanno crescendo in moltissimi centri e sono diventati tali grazie all’investitura dell’opinione pubblica, non disdegnano il riconoscimento di quei politici che guardano al bene comune, rivolgendosi alle reali istanze delle piazze, ai sentimenti delle stesse, ai bisogni che manifestano. La protesta è contro un modo di fare politica che punta a seminare paura, divisione sociale e ostilità nei confronti di ogni cosa percepita come “diversa”.

Le Sardine sono formate da persone che hanno idee e sensibilità, che si sentono parte dell’agorà, di una comunità che necessita di spinte per guardare al futuro, credendo a coloro che hanno intenzione di impegnarsi in politica per portare avanti valori e azioni e contribuire al benessere dalla società.

L’onda è lunga, la folla cresce, e questo è un bene. Occorre colmare un vuoto che la politica ha prodotto negli anni, causando una sorta di rassegnazione e lasciando spazio al populismo.

Il messaggio principale è che le Sardine quando scendono in piazza sono a favore di qualcosa e non contro qualcuno: “a favore dell’arte, della bellezza e della riscoperta della partecipazione come unici antidoti possibili alla propaganda populista e alla disillusione e alla rassegnazione nei confronti della politica”.

Rivitalizzare la democrazia ed affermare i suoi principi, questo è anche l’appello lanciato da Roberto Saviano a quelle piazze, a quella richiesta di futuro.

 

Pasquale Martucci

 

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